Oppure 11 anni, 10 mesi e 6 giorni è il tempo trascorso da allenatore per caso, nel rugby ovviamente.
In effetti ci sarebbe stato anche un passato lontano da educatore nell’Atletica Leggera, ma questa è un’altra storia!
Per ora si ferma la mia avventura come tecnico, e non solo, in una squadra e per una squadra, o sarebbe meglio dire di più squadre.
L’imbarazzante latitanza nelle pubblicazioni è stata un evidente segnale che mi ero perso nelle nebbie della frenesia, nella quale credo siamo immersi quasi tutti e tutte, ma che facciamo fatica a identificare e arginare.
Il cosiddetto burnout collettivo, ma per questo vi lascio a Byung-Chul Han che ve lo spiega sicuramente meglio di me!
L’essere travolto dai doveri familiari mi ha posto nella condizione di capire che
Se non sei parte della soluzione, sei parte del problema
e che, indipendentemente dalle energie, dal tempo e dall’ingegno spesi, non sarei comunque stato la persona giusta per finalizzare il gioco.
Insomma, mi mancava sempre qualcosa per rendere stabile ed efficace il progetto di sviluppo del movimento femminile, voluto da un audace gruppo di allenatori il 4 luglio 2019, a Chieri, ai quali i rispettivi club avevano garantito ampia autonomia.
Almeno non nel modo in cui avrei voluto e in cui credo il progetto meriti di essere realizzato.
Quindi, come cantava il Ligabue, e scasando ogni forma di patetica e fastidiosissima commiserazione, arriva il momento che “quando hai dato troppo, devi andare e fare posto“.
Ovviamente però il rugby vuole tutto, quindi non è che se ne esce così, si rimane comunque in balia di questa avventura che oscilla tra il masochismo e la grande bellezza.
Insomma… “finché ce n’hai, stai lì“!
Semplicemente ci si reinventa, magari dedicando più tempo a scrivere qualche articolo.
Almeno lo spero…
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